Trecentotrentamila euro. È la cifra con cui, il 10 maggio 2024, Sergio Pellissier si aggiudica all’asta il marchio del Chievo Verona. Un acquisto insolito per un ex calciatore, soprattutto quando quel nome rappresenta quasi vent’anni della propria vita. Dopo aver indossato la maglia gialloblù per diciassette stagioni, l’ex capitano decide di restituire un futuro alla società scomparsa dal calcio professionistico. Oggi, in occasione della sua partecipazione ad “Apriamo il Box”, ripercorriamo una storia che comincia molto prima di quell’asta.
Il 31 non si tocca
Nato ad Aosta nel 1979, Pellissier cresce calcisticamente nel Torino, prima di proseguire tra Varese e SPAL. Nel 2002 approda definitivamente al Chievo, dove trova una maglia destinata a diventare la sua seconda pelle.
Sulle spalle porta il numero 31, assegnatogli inizialmente senza una scelta particolare. Quando diventa abbastanza importante da poterlo cambiare, decide di conservarlo. Quel numero diventa il suo portafortuna e, con il passare degli anni, un simbolo per i tifosi gialloblù.
Nel frattempo, il Chievo dei miracoli si afferma in Serie A, arrivando persino ai preliminari di Champions League nel 2006. Pellissier ne diventa progressivamente il riferimento offensivo, accompagnando una piccola realtà di quartiere tra le grandi del calcio italiano.
Undici minuti per l’azzurro
6 giugno 2009 arriva una telefonata che cambia, almeno per una sera, la dimensione della sua carriera. Marcello Lippi lo convoca in Nazionale per l’amichevole contro l’Irlanda del Nord.
Pellissier entra al 62’ e impiega appena undici minuti per segnare il suo primo gol con la maglia azzurra. È anche l’unico: quella rimarrà la sua sola presenza con l’Italia.
Al Chievo, invece, continua a essere una certezza. Diventa capitano, supera le cinquecento presenze e raggiunge quota 112 reti in Serie A con i gialloblù.
Nel dicembre 2018, dopo un gol contro la Lazio, corre verso il bordo del campo e abbraccia il figlio Matteo, impegnato come raccattapalle. Un’immagine che racconta la sua carriera meglio di qualsiasi statistica.
Quando smettono il valore
Nel 2019 Pellissier annuncia il ritiro. Il Chievo retrocede in Serie B, chiudendo un’epoca che sembrava destinata a durare ancora.
Due anni più tardi arriva il colpo più duro: nel 2021 il club viene escluso dai campionati professionistici per problemi economici. La società che aveva rappresentato per quasi vent’anni non può più continuare il proprio percorso.
Sergio, però, non accetta che quella storia finisca così. Insieme a Enzo Zanin fonda la FC Clivense, ripartendo dalla Terza Categoria. Per costruire la squadra vengono organizzati provini ai quali partecipano centinaia di calciatori.
La nuova realtà cresce rapidamente, fino ad approdare in Serie D. Ma manca ancora qualcosa: il nome Chievo Verona.
Aggiudicato a Sergio Pellissier
Il 10 maggio 2024 il marchio del Chievo viene messo all’asta. Pellissier presenta la propria offerta attraverso la Clivense e si confronta con una cordata legata all’ex presidente Luca Campedelli.
Dopo i rilanci, l’asta si chiude a 330mila euro. Il marchio è suo.
Fuori dallo studio del curatore fallimentare, i tifosi festeggiano. Il nome Chievo può tornare a vivere attraverso il progetto costruito dall’ex capitano, che ne diventa il presidente.
È un epilogo particolare per un calciatore abituato a conquistare risultati sul campo. Stavolta non ci sono difensori da superare, portieri da battere o reti da festeggiare.
C’è un’intera storia da custodire.
Per diciassette stagioni Sergio Pellissier ha giocato per il Chievo. Quando il Chievo non ha più potuto giocare, è stato lui a scendere nuovamente in campo.