Un difensore davanti, un altro pronto a raddoppiare e il pallone che sembra non volersi staccare dai suoi piedi. Eden Hazard aveva un modo tutto suo di affrontare gli avversari: li invitava ad avvicinarsi, quasi per il gusto di trovare un’altra strada per superarli. Il suo calcio non era fatto soltanto di gol e assist, ma di accelerazioni improvvise, sorrisi e giocate che sembravano nascere sul momento. Per sette anni ha fatto innamorare Stamford Bridge, prima di inseguire un sogno chiamato Real Madrid. Una storia che, nonostante un finale complicato, merita di essere ricordata soprattutto per la bellezza dei suoi momenti migliori.
Il piccolo principe di Lille
Eden nasce nel 1991 a La Louvière, in Belgio, in una famiglia in cui il calcio è di casa. Ancora adolescente si trasferisce in Francia, entrando nel settore giovanile del Lille, dove debutta tra i professionisti nel 2007.
La sua crescita è rapidissima. Nel 2011 trascina il Lille alla conquista di Ligue 1 e Coppa di Francia, interrompendo un’attesa lunga decenni. L’anno successivo viene eletto miglior giocatore del campionato francese per la seconda volta consecutiva.
Hazard ha appena ventun anni, ma il suo talento è già troppo grande per restare confinato in Francia. Nell’estate del 2012 sceglie il Chelsea, annunciando il trasferimento con un messaggio diventato celebre: avrebbe firmato per i vincitori della Champions League.
Stamford Bridge, vietato annoiarsi
A Londra Hazard trova il palcoscenico ideale. Indossa la maglia numero 10, diventa il riferimento tecnico del Chelsea e trasforma il dribbling in una delle attrazioni della Premier League.
Nel 2015 conquista il campionato con José Mourinho e viene premiato come miglior giocatore della stagione. Due anni dopo arriva un’altra Premier League, questa volta sotto la guida di Antonio Conte.
Ma ci sono immagini che raccontano Eden meglio dei trofei. Come il gol contro l’Arsenal nel 2017, quando parte da centrocampo, resiste ai contrasti e supera la difesa prima di battere il portiere.
Il suo addio arriva nel 2019, nella finale di Europa League contro i Gunners. Due gol, un assist e una vittoria per 4-1: l’ultimo spettacolo prima di lasciare Stamford Bridge.
Sette stagioni, 110 reti e un pubblico che aveva imparato ad aspettare ogni sua giocata con il sorriso.
Un Mondiale colorato di rosso
Nel frattempo, Hazard diventa il volto di una generazione straordinaria del Belgio. Accanto a De Bruyne, Lukaku e Courtois, guida una Nazionale che sogna di conquistare il mondo.
Il momento più importante arriva in Russia, nel 2018. Da capitano, Eden trascina i Diavoli Rossi fino alla semifinale, dove il Belgio viene eliminato dalla Francia.
Nella finale per il terzo posto contro l’Inghilterra, Hazard segna il gol del definitivo 2-0. Il Belgio conquista così il miglior piazzamento della propria storia ai Mondiali.
Eden chiude il torneo ricevendo il Pallone d’argento, riconoscimento riservato al secondo miglior giocatore della competizione.
Non è diventato campione del mondo, ma per un’estate ha mostrato al pianeta intero quanto potesse essere irresistibile il suo calcio.
Il sogno che non somigliava a un sogno
Nel 2019 Hazard lascia il Chelsea per il Real Madrid. È il trasferimento che desiderava da tempo, l’occasione di raccogliere l’eredità di Cristiano Ronaldo e diventare protagonista al Santiago Bernabéu.
La realtà, però, prende una direzione diversa. Gli infortuni ne limitano la continuità, mentre il giocatore capace di incantare la Premier League fatica a ritrovare la propria brillantezza.
Con il Real conquista comunque diversi trofei, tra cui due campionati spagnoli e la Champions League del 2022, ma il suo contributo rimane lontano dalle aspettative.
Nel 2023 lascia Madrid e, pochi mesi dopo, annuncia il ritiro a soli 32 anni.
La tentazione di raccontare Hazard attraverso ciò che non è riuscito a fare è forte. Ma sarebbe ingiusto nei confronti di quel ragazzo che aveva trasformato Stamford Bridge nel proprio parco giochi.
Perché prima degli infortuni, delle critiche e delle aspettative disattese, c’era un calciatore capace di far sembrare semplice anche il dribbling più complicato.
Eden Hazard non ha sempre vinto la partite. Ma quando aveva il pallone tra i piedi, il calcio sembrava divertirsi insieme a lui.