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Calciobox > Campionati Esteri > Impronte, Diego Armando Maradona: il compleanno di chi non se n’è mai andato
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Impronte, Diego Armando Maradona: il compleanno di chi non se n’è mai andato

Simone Stellani
Ultimo aggiornamento: 30/10/2026 5:00
Simone Stellani
5 minuti di lettura
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A Napoli, il 30 ottobre non è una data qualsiasi. C’è chi porta dei fiori, chi indossa una maglia azzurra e chi si ferma davanti a un murale per ricordare un uomo che non ha mai conosciuto. Oggi Diego Armando Maradona avrebbe compiuto 66 anni. Eppure, a distanza di quasi sei anni dalla sua scomparsa, il suo compleanno continua a essere festeggiato come quello di una persona ancora presente. Perché Diego è riuscito in qualcosa che va oltre il calcio: diventare parte della quotidianità di una città, lasciando un’eredità che nessun risultato potrà cancellare.

Contents
Prima del numero dieciIl giorno in cui Napoli scelse DiegoDue gol, due facce dello stesso uomoBuon Compleanno, Diego

Prima del numero dieci

Villa Fiorito, periferia di Buenos Aires. È qui che cresce Diego, tra le difficoltà economiche della famiglia e i campetti di terra sui quali comincia a mostrare un talento fuori dal comune.

A soli 15 anni debutta con l’Argentinos Juniors, mentre nel 1981 approda al Boca Juniors, la squadra che ha sempre amato. Conquista il campionato argentino e attira l’attenzione del calcio europeo.

Nel 1982 arriva al Barcellona, ma l’esperienza spagnola è segnata da problemi fisici e tensioni. Dopo due stagioni, il rapporto con il club si interrompe.

Diego ha già conosciuto il successo e le difficoltà. Non può ancora immaginare che la parte più importante della sua storia debba cominciare proprio lontano dall’Argentina.

Il giorno in cui Napoli scelse Diego

Il 5 luglio 1984, il San Paolo accoglie Maradona. Migliaia di persone riempiono gli spalti soltanto per vedere il nuovo acquisto del Napoli.

La squadra non appartiene all’élite del calcio italiano, ma con Diego comincia a guardare verso traguardi mai raggiunti. Accanto a Bruno Giordano e Careca, l’argentino diventa il centro di un attacco destinato a entrare nella memoria collettiva.

Nella stagione 1986/87, sotto la guida di Ottavio Bianchi, arriva il primo, storico Scudetto, accompagnato dalla Coppa Italia. Nel 1989 il Napoli conquista la Coppa UEFA, mentre nel 1990, con Alberto Bigon in panchina, arriva il secondo Scudetto.

Ma il legame tra Diego e Napoli non si esaurisce nei trofei. Maradona diventa il simbolo di una città abituata a sentirsi inferiore alle grandi potenze del Nord, dimostrando che anche da lì si può arrivare in cima.

Per i napoletani, il numero dieci smette di essere soltanto un numero.

Due gol, due facce dello stesso uomo

22 giugno 1986, Città del Messico. L’Argentina affronta l’Inghilterra nei quarti di finale del Mondiale.

Nel giro di pochi minuti, Maradona realizza due reti che sembrano appartenere a sport differenti. La prima arriva con un tocco di mano sfuggito all’arbitro, passato alla storia come la Mano de Dios.

La seconda è un capolavoro. Diego parte dalla propria metà campo, supera gli avversari uno dopo l’altro e deposita il pallone in rete. Sarà ricordato come il Gol del Secolo.

Nella stessa partita convivono l’astuzia e il talento, la controversia e la bellezza. Due episodi che raccontano perfettamente le contraddizioni del suo personaggio.

Pochi giorni dopo, l’Argentina supera la Germania Ovest in finale e conquista il Mondiale 1986.

Diego è sul tetto del mondo. E il mondo, da quel momento, non smetterà più di parlare di lui.

Buon Compleanno, Diego

Gli ultimi anni della carriera sono complicati. Nel 1991 Maradona lascia il Napoli dopo una squalifica per doping. Seguono le esperienze con Siviglia, Newell’s Old Boys e il ritorno al Boca Juniors, prima del ritiro nel 1997.

Fuori dal campo, la sua vita continua a essere segnata da problemi personali, dipendenze e controversie. Diego non è mai stato un uomo privo di errori, e raccontarlo significa riconoscere anche le sue fragilità.

Il 25 novembre 2020 muore a 60 anni, lasciando un vuoto enorme nel calcio argentino e nella città che lo aveva adottato.

Oggi il suo nome appartiene allo stadio del Napoli, ai murales dei Quartieri Spagnoli e ai racconti di chi lo ha visto giocare. Ma appartiene anche a chi è nato troppo tardi per conoscerlo e ha imparato ad amarlo attraverso le immagini.

Forse è questa la cosa più sorprendente della sua eredità: Diego continua a essere ricordato anche da generazioni che non hanno mai visto una sua partita dal vivo.

Oggi Maradona avrebbe compiuto 66 anni. A Napoli, però, nessuno ha mai davvero smesso di festeggiarlo.

Tags:ArgentinaBarcellonaBoca JuniorsMaradonaPrimo pianoSerie ASSC Napoli
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