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Impronte, Angel Di Maria: il destino ha il piede sinistro

Simone Stellani
Ultimo aggiornamento: 22/10/2026 5:37
Simone Stellani
5 minuti di lettura
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Pechino, Rio de Janeiro, Londra e Lusail. Quattro città, quattro finali e quattro gol con la maglia dell’Argentina. Ángel Di María ha avuto uno strano rapporto con gli appuntamenti decisivi: spesso è arrivato in silenzio, per poi diventare l’uomo che tutti ricordano. Lo chiamano El Fideo, per quel fisico sottile che sembra quasi inadatto a sostenere il peso delle grandi partite. Eppure, proprio nei momenti più importanti, il suo sinistro ha trovato il modo di scrivere la storia.

Contents
El Fideo, da Rosario all’EuropaMadrid, l’uomo dietro la DécimaTra Parigi, Torino e LisbonaLe finali sono una questione personale

El Fideo, da Rosario all’Europa

A Rosario, in Argentina, il calcio entra presto nella vita di Ángel. Cresce nel settore giovanile del Rosario Central, dove debutta tra i professionisti prima di trasferirsi al Benfica nel 2007.

In Portogallo affina le sue qualità: velocità, dribbling e un sinistro capace di disegnare traiettorie imprevedibili. Nel 2010 conquista il campionato portoghese, attirando l’attenzione del Real Madrid.

Ma prima ancora di diventare un protagonista del calcio europeo, Di María regala all’Argentina una gioia indimenticabile. Nella finale delle Olimpiadi di Pechino 2008 segna contro la Nigeria il gol che vale la medaglia d’oro.

È il primo indizio di un rapporto speciale con le finali.

Madrid, l’uomo dietro la Décima

Nel 2010 Di María arriva al Real Madrid. Con José Mourinho diventa un elemento fondamentale di una squadra costruita per vincere, mentre Carlo Ancelotti ne valorizza la versatilità.

Accanto a Cristiano Ronaldo, Benzema e Bale, Ángel non cerca necessariamente il ruolo di protagonista. Preferisce creare spazi, recuperare palloni e mettere i compagni nelle condizioni di segnare.

Il 24 maggio 2014, nella finale di Champions League contro l’Atlético Madrid, arriva il momento che riassume il suo calcio. Nei supplementari supera gli avversari sulla sinistra e conclude verso la porta: Courtois respinge, Bale raccoglie e segna il gol del vantaggio.

Il Real conquista la Décima e Di María viene premiato come migliore in campo.

Non segna il gol decisivo, ma senza quella corsa la storia avrebbe potuto prendere un’altra direzione.

Tra Parigi, Torino e Lisbona

Dopo Madrid arriva il Manchester United, ma l’esperienza inglese dura soltanto una stagione. Nel 2015 passa al Paris Saint-Germain, dove trascorre sette anni e diventa uno dei protagonisti del dominio nazionale dei parigini.

Conquista cinque campionati francesi e si afferma come uno dei migliori assistman della storia del club. Nel 2022 sceglie la Juventus, vivendo una parentesi italiana segnata da lampi di classe e problemi fisici.

Un anno più tardi torna al Benfica. È un ritorno significativo: Lisbona lo aveva accolto da giovane promessa e adesso ritrova un campione del mondo.

Nel 2025 arriva un’altra decisione importante. Dopo diciotto anni in Europa, Di María torna al Rosario Central, il club da cui era partito.

Questa volta non deve dimostrare di poter diventare qualcuno. Può semplicemente tornare a giocare davanti alla propria gente.

Le finali sono una questione personale

Il rapporto tra Di María e la Nazionale argentina non è stato sempre semplice. Nel 2014 un infortunio gli impedisce di disputare la finale mondiale contro la Germania. Seguono altre delusioni, tra cui le due Copa América perse contro il Cile.

Poi, nel 2021, arriva la svolta. Al Maracanã segna il gol che permette all’Argentina di battere il Brasile e conquistare la Copa América dopo ventotto anni.

Nel 2022 trova la rete anche nella Finalissima contro l’Italia. Ma il capolavoro arriva pochi mesi dopo, in Qatar.

Nella finale mondiale contro la Francia si procura il rigore trasformato da Messi e firma il secondo gol argentino, completando una splendida azione collettiva. L’Albiceleste conquista il titolo ai rigori e Di María può finalmente festeggiare il trofeo più desiderato.

Nel 2024 saluta la Nazionale vincendo un’altra Copa América.

Per anni è stato considerato un giocatore fragile nei momenti decisivi, anche a causa degli infortuni. Il tempo, però, ha restituito un’immagine completamente diversa.

Quella di un calciatore capace di segnare nelle finali olimpiche, continentali e mondiali.

Perché il destino, qualche volta, non sceglie il giocatore più celebrato. Sceglie quello che sa farsi trovare pronto quando il pallone pesa di più.

Tags:JuventusPrimo pianoReal MadridSerie A
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