Un pallone tra i piedi, lo sguardo rivolto altrove e una soluzione che nessuno aveva ancora intuito. Mesut Özil ha fatto dell’imprevedibilità la propria firma, trasformando il passaggio in un gesto capace di emozionare quanto un gol. Nato a Gelsenkirchen da una famiglia di origini turche, ha attraversato alcuni dei palcoscenici più prestigiosi d’Europa, lasciando il proprio segno tra Germania, Spagna e Inghilterra. Dalla consacrazione al Real Madrid alle magie con l’Arsenal, fino a un finale di carriera lontano dai riflettori europei, la sua è la storia di un talento che ha saputo dare al calcio una prospettiva tutta sua.
Il pallone parla tedesco
Gelsenkirchen, 1988. Mesut cresce giocando a calcio nei campetti della sua città, prima di entrare nel settore giovanile dello Schalke 04. Nel 2006 arriva l’esordio in Bundesliga, ma è con il trasferimento al Werder Brema, due anni più tardi, che il suo talento comincia a prendere forma.
Conquista la Coppa di Germania nel 2009 e diventa uno dei giovani più interessanti del panorama europeo. Al Mondiale del 2010, in Sudafrica, guida la fantasia della Nazionale tedesca, contribuendo al terzo posto della Germania.
A soli ventun anni, Mesut ha già mostrato al mondo la sua qualità più preziosa: riuscire a vedere il calcio qualche secondo prima degli altri.
Madrid, tra le stelle
Nell’estate del 2010 il Real Madrid lo porta al Santiago Bernabéu. José Mourinho gli affida le chiavi della trequarti, alle spalle di Cristiano Ronaldo, in una squadra costruita per competere con il Barcellona di Guardiola.
Özil diventa rapidamente uno dei migliori assistman d’Europa. I suoi passaggi alimentano i gol di Ronaldo, Benzema e Higuaín, mentre il Real conquista la Coppa del Re nel 2011 e la Liga dei 100 punti nel 2012.
In tre stagioni, Mesut dimostra che anche in una squadra piena di stelle si può brillare senza cercare continuamente la porta. Gli basta alzare la testa e trovare qualcuno che ancora non sa di essere libero.
Londra, l’arte del numero dieci
Nel settembre 2013 arriva una scelta inattesa: Özil lascia Madrid e firma con l’Arsenal. All’Emirates Stadium viene accolto come il giocatore capace di restituire entusiasmo a un club che aspetta da anni un grande trofeo.
Con Arsène Wenger trova un ambiente ideale per esprimere la propria creatività. Nel 2014 conquista la FA Cup, interrompendo un digiuno di nove anni per i Gunners. Nella stagione 2015/16 realizza 19 assist in Premier League, sfiorando il primato di Thierry Henry.
Londra diventa il luogo in cui il suo calcio assume una forma riconoscibile: controlli delicati, tocchi di prima e palloni che attraversano difese apparentemente chiuse. Con l’Arsenal vince quattro FA Cup, diventando uno dei simboli dell’ultima parte dell’era Wenger.
L’ultimo passaggio
Nel frattempo, con la Germania, Özil raggiunge il traguardo più importante: il Mondiale del 2014, conquistato in Brasile. Quattro anni dopo, però, il rapporto con la Nazionale si interrompe tra polemiche e accuse di discriminazione, dopo la deludente spedizione in Russia.
Anche all’Arsenal gli ultimi anni diventano complicati. Il suo spazio diminuisce progressivamente, fino all’esclusione dalle liste della squadra. Nel gennaio 2021 lascia Londra e approda al Fenerbahçe, realizzando il desiderio di giocare nel club turco per cui ha sempre dichiarato di fare il tifo.
L’ultima esperienza è all’İstanbul Başakşehir, prima del ritiro annunciato nel marzo 2023, a 34 anni.
Özil saluta il calcio lasciando un’eredità particolare. Non quella di un bomber, né di un giocatore abituato a dominare con la forza. La sua grandezza vive nelle traiettorie, nei movimenti suggeriti ai compagni, nei passaggi che sembravano impossibili fino all’istante in cui li realizzava.