Il vento freddo di Londra soffia fortissimo sulla panchina del Tottenham Hotspur. La luna di miele tra il club londinese e Igor Tudor sembra essere arrivata prematuramente ai titoli di coda, vittima di un rendimento altalenante e di una situazione che non rispecchia le grandi ambizioni – e gli importanti investimenti – della dirigenza degli Spurs. La posizione del tecnico croato è oggi più in bilico che mai e, dietro le quinte, il casting per l’eventuale successione è già iniziato, portando a un nome ben preciso che intreccia nuovamente i destini della Premier League con quelli della nostra Serie A.
La crisi di Tudor: una panchina che traballa
L’avventura di Igor Tudor alla guida del Tottenham sta attraversando la sua fase più critica e delicata. Il tecnico, noto per la sua idea di calcio estremamente aggressivo, fisico e basato sui duelli uomo su uomo a tutto campo, non è riuscito a imprimere alla squadra quella continuità di risultati necessaria per competere stabilmente ai vertici del durissimo campionato inglese. Le recenti uscite hanno sollevato numerosi dubbi non solo tra la caldissima tifoseria londinese, ma soprattutto nei vertici societari. La pazienza nel nord di Londra, si sa, è storicamente poca, l’esonero, se non dovesse esserci un’inversione di tendenza netta e immediata nei prossimi impegni, appare ormai come uno scenario molto più che probabile.

Da un ex Juve all’altro: l’ombra di Thiago Motta
Se il destino di Tudor sembra farsi sempre più fosco, il nome del possibile sostituto sta già facendo parecchio rumore sul mercato internazionale. Secondo le indiscrezioni riportate in queste ore, la dirigenza del Tottenham avrebbe individuato in Thiago Motta il profilo ideale per ripartire e aprire un nuovo ciclo tecnico.Si tratterebbe di un vero e proprio passaggio di consegne tra due “ex Juventus”, un filo rosso che lega i due allenatori pur nella loro profondissima diversità tattica. Se Tudor fa dell’intensità e dello scontro fisico il suo marchio di fabbrica, Thiago Motta porterebbe a Londra una filosofia diametralmente opposta. L’italo-brasiliano è infatti l’emblema di un calcio basato sul possesso palla, sul controllo del gioco, sulla fluidità posizionale e su una costruzione ragionata fin dalle retrovie.