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Calciobox > Interviste > Marchisio, parole dure ai giocatori: “Mi sembra che alcuni non hanno capito cosa voglia dire indossare la maglia della Juventus. La favorita per lo Scudetto…”
Interviste

Marchisio, parole dure ai giocatori: “Mi sembra che alcuni non hanno capito cosa voglia dire indossare la maglia della Juventus. La favorita per lo Scudetto…”

Miriam Stornaiuolo
Ultimo aggiornamento: 10/12/2025 5:14
Miriam Stornaiuolo 5 minuti di lettura
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Claudio Marchisio, ospite del podcast “La Tripletta” della Gazzetta dello Sport ha rilasciato alcune dichiarazioni in merito al momento delicato vissuto dalla Juventus, reduce dalla sconfitta al Maradona contro il Napoli di Antonio Conte e sui giocatori arrivati quest’estate durante il mercato. Di seguito le sue dichiarazioni:

La Juve sta per tornare in campo contro il Pafos ma la mente resta a Napoli. Che partita è stata?
“Una partita tra il Napoli, che sa quello che chiede il suo allenatore, e una Juve in difficoltà da inizio anno. Mi ha sorpreso vedere Cabal sulla fascia di Koopmeiners, contro un giocatore da uno contro uno come Neres. Avrei inserito qualcuno più abituato a dare una mano”.

Ma che problemi ha la Juve?
“Sono due-tre anni che si sbaglia la costruzione della squadra. Quante volte nella sua storia la Juve ha esonerato l’allenatore nei primi mesi? E quanto volte la parte dirigenziale è stata cambiata dopo un anno?”.


David, Openda, Zhegrova: deludono tutti. Che è successo sul mercato?
“Secondo me non si possono spendere così tanti soldi ogni anno, cambiando tanti giocatori. Devi riconoscere qual è il tuo livello e cambiare poco, non rimescolare tutto. Bisogna dare solidità al progetto e questo da alcuni anni non accade”.


C’è un problema di leadership?
“No, bisogna avere qualcosa di più da tutti. Mi sembra ci siano giocatori che non hanno capito che cosa voglia dire indossare la maglia della Juve. Jonathan David entra in campo e trotterella: tu sei alla Juventus in situazione di difficoltà, ci deve essere un atteggiamento diverso. Questo vede oggi il tifoso: tanti non stanno dando tutto quello che serve”.

Immaginiamo un presente diverso. Quali giocatori avrebbero dovuto essere a Torino?
“Ne dico uno: Donnarumma. Non dovevi fartelo scappare, come Frattesi, per un percorso italiano. Ora, nello spogliatoio, chi racconta che cosa è la Juve?”.


Giorgio Chiellini?
“Me lo auguro ma capisco le responsabilità e il periodo di Giorgio, che non è semplice. Gli voglio tanto bene, lo vedo tanto magro, gli dico sempre che deve mangiare qualche bistecca in più ma so che sta dando tutto sé stesso e non si può fare tutto da solo. Io, da tifoso, ho una gran paura di non andare in Champions”.


Spalletti è la persona giusta?
“Per me sì, per spessore ed esperienza. Ha bisogno di tanta fiducia. Penso fosse l’unico pronto ad accettare una panchina con tante difficoltà”.

Anche Mancini…
“Per me è stato giusto prendere Spalletti”.


Chi vincerà il campionato?
“Metto Inter e Napoli davanti ma il Milan ha Allegri, un grandissimo allenatore. Nella rimonta di Torino si sono visti allenatore e qualità dei giocatori”.

La partita della febbre di Pulisic… Mai giocato con 38 o 39 di febbre?
“Sì, con 38 e mezzo. Era Italia-Olanda, l’esordio di Conte da c.t., un’amichevole a Bari. A fine primo tempo avevo la tosse fortissima, mi girava la testa. ‘Mister, sono bollente’. ‘Claudio, devi stare in campo’. ‘Ma stiamo vincendo 2-0, è un’amichevole’. E lui: ‘Non mi mollare adesso”. Ho giocato altri 15-20 minuti’.


Curiosità: Marchisio sarà mai l’allenatore della Juve?
“Non accetterei mai nessuna panchina. Quando ho smesso, guardando le partite dei ragazzi, ho cominciato ad aprire gli occhi su quello che mi interessava. Così ho fatto un percorso con Alessandro Tocci, che era diventato agente. La nostra agenzia si chiama Circum e segue una ventina di prospetti. Cerchiamo di lavorare in modo diverso, con pochi profili, ed essere presenti con tutti”.

Da che cosa si capisce se un calciatore è forte?
“Io guardo chi vede oltre, chi capisce prima il gioco. E credo che ogni federazione debba proteggere i vivai. Bisognerebbe mettere molti più soldi nelle strutture, nelle giovanili, negli allenatori”.

Che giovane era Claudio Marchisio?

“Ero piccolino, magro, forse oggi non mi avrebbe preso nessuno fino a 17-18 anni. Venni scartato dalle prime nazionali perché, se battevo i corner, non arrivavo al dischetto. E poi non volevo rincorrere l’avversario, non saltavo di testa perché avevo paura di scontri e contrasti. Un’estate, all’improvviso, ho cominciato a correre: non ero mai stanco, godevo a rubare il pallone, avevo imparato a fare i contrasti contro i giganti. Mi ero autoconvinto che potevo farcela”.

Tags:JuventusMarchisioPrimo piano
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